Contro il metodo. OccupyPD, Barca e l’identità assente

10gwkmwOccupyPD è un movimento nato all’improvviso in seguito ad un fatto drammatico. La proposta di Fabrizio Barca nasce invece da una lunga riflessione e si presenta, già nel modo in cui è stata formulata (un lungo documento sulla forma-partito), come un invito a spezzare i tempi brevissimi dell’attualità per osservare la politica da un punto di osservazione di più lungo respiro.
Eppure queste due proposte, così diverse nella genesi, convergono almeno su un punto: una grande importanza assegnata alla questione del metodo.

Nel caso di OccupyPD vengono valorizzati una serie di sistemi (assemblee aperte, sperimentalismo democratico, mandati a tempo, pareri vincolanti della base anche tramite referendum ecc.) che dovrebbero favorire la partecipazione della base, in polemica contro una dirigenza ritenuta fallimentare. Si pensa che queste regole (volte implicitamente a limitare il potere di una dirigenza che si pensa non essere più rappresentativa di una base) possano sole costituire il terreno per una discussione aperta e adeguata nell’ambito di un congresso che si vuole sottrarre al rischio di essere una riproposizione delle vecchie logiche che si avversano.
Se è indubbiamente un merito del movimento quello di favorire una discussione interna e l’incontro tra esperienze diverse, è inevitabile che in questa discussione si palesino differenze anche molto rilevanti sia sulla concezione del partito, sia sui grandi temi politici (Europa, economia, esteri ecc.) data l’eterogenea provenienza politica dei partecipanti al movimento. Se il movimento contribuisse a una più chiara definizione e riflessione su queste differenze, svolgerebbe una funzione utilissima. Ma se queste differenze emergessero probabilmente l’unità stessa di OccupyPD verrebbe messa in discussione. Il metodo rischia così di diventare contenuto, in quanto forma di garanzia che, attraverso la discussione un risultato venga comunque raggiunto (ad esempio stabilendo modalità di discussione vincolate a tempistiche limitate con l’obbligo di produrre un accordo intorno a punti definiti). Ma la soluzione così partorita sarà necessariamente una soluzione di compromesso, che elude piuttosto che risolvere i profondi nodi ideologici che stanno alla base delle questioni. Per una beffarda ironia del destino OccupyPD sarebbe così condannata a riprodurre in piccolo le contraddizioni di quel PD che denuncia. Il correntismo infatti non è altro che il risultato di un’inadeguata sintesi culturale, che non permette un vero amalgama delle culture politiche che sono alla base del Partito Democratico e che dà luogo ad un’eterna trattativa e a soluzioni compromissorie. Naturalmente è possibile che questo destino non si verifichi, ma la tendenza alla semplificazione che domina normalmente nel modo di parlare di politica spinge in quella direzione.

Un problema simile si ripropone nell’idea di partito di Barca. Barca muove dall’assunto che le élite al potere siano fondamentalmente ignoranti e possiedano sono un ridottissimo numero delle informazioni necessarie a decidere. Bisogna allora mettere in campo un processo di mobilitazione cognitiva che stimoli la partecipazione delle energie intellettuali e creative della società che collaborino alla definizione delle politiche pubbliche. Il tema dello sperimentalismo democratico ritorna anche nell’idea di partito di Barca. Il partito dovrebbe essere un partito-palestra che fornisca ai cittadini gli strumenti per entrare essi stessi nel processo decisionale. Bisogna dire che in questo Barca non concede nulla alla retorica del partito liquido: il compito che lui assegna al partito richiede la figura del funzionario di partito, anche se intesa sopratutto come figura temporanea, a tempo determinato. Il punto comunque è: se il partito serve per fornire gli strumenti per la partecipazione dei cittadini, cosa lo rende un partito di sinistra?
Barca elenca -in un addendum al suo documento- una serie di valori che secondo lui dovrebbero costituire la base di un moderno partito progressista. Si potrebbe discutere su questi valori (nell’ambito delle tre tradizioni storiche della sinistra italiana -socialcomunista, cattolica e liberale- si potrebbe obiettare che i valori indicati si ispirano fortemente alla terza, quella liberale) ma non è questo il punto. Il punto è come questi valori si leghino organicamente al tipo di pratica politica propria del partito che Barca ha in mente.
Da questo punto di vista si sente la mancanza della sottolineatura -accanto al giustissimo rilievo dato alla tematica dell’ascolto e della conoscenza delle istanze poste dalla società- del lavoro dell’interpretazione di tali istanze che un partito degno di questo nome dovrebbe svolgere. Una funzione essenziale di un partito dovrebbe cioè essere quella di costruttore di visioni del mondo che, se da un lato siano sviluppate a partire da una profonda conoscenza della società, dall’altro diano di questa  società un’immagine e un progetto di cambiamento che permettano alla politica di tornare a rispondere a una domanda di senso.

Questo lavoro di interpretazione richiede e presuppone un ruolo attivo del partito e una chiarezza di fondo su quali siano i principi, i fini e il compito storico di un partito. Rispetto a questa consapevolezza il metodo può essere solo una conseguenza, può essere solo il mezzo più idoneo per raggiungere quei fini e attuare quei principi. Altrimenti rischia di essere esso stesso un modo per procrastinare indefinitamente questa discussione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...